La verità nel forse.

Che abbia prevalso il voto di pancia o quello di mente, sul campo di battaglia si contano tanti vincitori ed un solo caduto. Forse a mente fredda e pancia tranquilla, possiamo ora riconoscere che il mondo non va diviso tra buoni e cattivi, tra panacee e veleni, tra saggi e sprovveduti. Spesso accade che non ci sia una sola verità.
Ogni scelta che facciamo nella vita è fatta di compromessi. Ma perché su questo voto referendario nessun compromesso appariva lontanamente accettabile?
Facebook e Twitter hanno aumentato le polarità, le differenze e l’intolleranza. Penso che questo sia un pessimo aspetto dell’era digitale che è solo all’alba. Spesso, anziché socializzare, ci si divide in tifoserie sempre più estreme e sempre più fomentate da notizie, per lo più incontrollate, che gli attuali algoritmi sono incapaci di verificare.
Siamo diventati così diffidenti che anche le vecchie matite copiative sono state messe in dubbio.
Siamo sempre più fans e sempre meno unici, sempre più follower e sempre meno meticolosi.
Ci basta leggere le prime righe per colorare una persona omologandola ad un modello semplificato che abbiamo già in mente. Non è così?
Einstein, che era un pacifista e un umanista, diceva che è più facile spaccare un atomo che un pregiudizio, ma alla sua epoca questo si generava probabilmente da un vociferare molto meno potente di quello dei post e dei tweet. Pertanto adesso abbiamo atomi molto più resistenti.
Il rischio è che ci siano stati quelli che per esempio, a questo giro elettorale, abbiano avuto paura di esprimersi per evitare di attirare antipatie ed altri che invece l’abbiano fatto ma sono stati ripresi e magari tirati per la giacchetta.
Certe volte penso che tanta democrazia, tanta possibilità di comunicare, tanta visibilità ci veda ancora impreparati, immaturi e qualche volta poco meritevoli. Dovremmo cercare di approfondire un po’ di più o di essere semplicemente più moderati, anziché creare storture tali da poter determinare una perdita anche parziale di queste meravigliose possibilità. Non perché sarà qualcuno a togliercele, ma perché non diventino inutili come giocattoli per bambini viziati.

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